Terra Sarda Tortolì: intervista a Daniela Ginanneschi
Autore: Lega Volley Femminile
28 Gennaio 2004

Partiamo dai tuoi esordi nella rinascimentale Montepulciano…

Ho cominciato per passione e continuo a giocare perché il volley non ha mai smesso di piacermi. Dagli otto anni sino ai quattordici ho preso parte a tutti i tornei giovanili (mini, super e le varie under).

Poi è arrivato il primo provino……..

La mia prima allenatrice, Lucia Biancucci, ha riconosciuto in me delle qualità e mi ha portato a Perugia, per entrambi è stata una gran bella soddisfazione.

Però hai dovuto fare i conti con un modo diverso di fare sport

Si, è vero. Ricordo i primi allenamenti, la preparazione atletica nel mese di agosto, le corse interminabili. Non ero abituata a quei ritmi, ma la disciplina credo sia fondamentale; anche se eravamo piccole, pretendevano, d’altronde per una società professionistica il vivaio è importantissimo, per loro rappresentavamo un investimento.

Dopo 5 anni trascorsi in Umbria hai deciso di cambiare aria e sei finita a Corridonia

 Si, una realtà piccola, ma le aspirazioni erano cambiate. In cinque anni ho ottenuto due promozioni portando la mia ex squadra dalla B alla A. Ma dopo un lustro trascorso nelle Marche sentivo la necessità di cambiare ancora. Il mio sogno era di arrivare in A1, forse stavo chiedendo troppo, ma trovami una nelle mie stesse condizioni che non sogni di arrivare nel Tempio degli Dei.

Sei rimasta in A2 ma ti sei trasferita nella capitale d’Italia.

 La città mi ha sempre affascinato, però arrivando a Roma mi sono dovuta ricredere. Giocare in una metropoli pensavo fosse diverso, invece per me è stato deprimente giocare davanti ad un palazzetto immenso ma con poche persone attorno; una partita sembrava il prolungamento di una seduta d’allenamento, purtroppo la pallavolo non è sentita nelle aree urbane più vaste.

Non ti rimaneva altro che cercare un’isola nell’isola, l’Ogliastra e Tortolì calzavano a pennello.

Il mio procuratore mi ha proposto questa piazza ed ho accettato volentieri: avevo voglia di riscatto e le piccole realtà credo che aiutino parecchio a ritrovare la strada maestra.

Anche il soggiorno in Sardegna non comincia nel migliore dei modi.

Durante la preparazione un movimento brusco mi ha provocato uno strappo agli addominali, sono dovuta stare fuori per un mese e mezzo, la situazione si stava facendo drammatica; stessa sorte mi toccò lo scorso anno a Roma: non potei cominciare il campionato per uno strappo alla caviglia.

Come sono stati i giorni della convalescenza?

Ero molto nervosa. Ripeto, gioco a pallavolo perché mi piace, dover stare seduta solo a guardare mi faceva sentire inutile.

E finalmente sei esplosa…

Beh, siamo esplose tutte quante. Col passare del tempo ci siamo completate, ognuna di noi ha dato il suo contributo. Siamo tornate io e Augusta Cibele, poi è arrivata anche Elena Busso, la palestra si è popolata, in dodici si lavora meglio e si migliora a vista d’occhio.

Te l’aspettavi quest’inversione di tendenza in campionato?

Quando si perdeva malamente non riuscivamo a ripetere in gara quello che di buono si faceva in palestra, è una situazione che ancora adesso non riesco a spiegarmi. Secondo me la nostra è diventata una squadra veramente forte perché siamo un gruppo che ha voglia di crescere insieme.

Lo reputi il tuo momento migliore in assoluto?

Beh, in serie A2 sicuramente. Ma anche a Corridonia, seppur in categorie inferiori, ho trascorso momenti indimenticabili.

Tortolì per me sta rappresentando l’anno della rinascita, sono contentissima.

Hai provato ad immaginarti in serie A1?

Credo che sia un campionato molto diverso, i ritmi di gioco sono differenti, così come le caratteristiche delle atlete. Mi vedo piccolina col mio metro e 77 cm, l’altezza minima per un ruolo come il mio si aggira intorno ai 180 cm. Non nego che mi piacerebbe provare, ma preferisco giocare piuttosto che restare in panchina.

In precedenza mi avevi accennato a questo bel clima che si è instaurato tra compagne di squadra

 E’ raro che avvengano queste cose. Su dodici campionati disputati, una sensazione così bella mi è capitata una sola volta a Corridonia. Per carità, qualche piccolo disguido c’è sempre, ma non è mai sfociato in astio o rancore, siamo sempre andate d’accordo. Ciò che ci accomuna è il piacere di giocare nell’interesse comune e il carattere fondamentalmente tranquillo di ognuna di noi.

 Quando non ti alleni che fai a Tortolì?

 O si va a passeggio, o si resta a casa a smanettare con il PC. Spesso ci ritroviamo tutte assieme a cena, e poi sarebbe bello trovare maggior tempo da dedicare allo studio.

 Ah, sei anche universitaria……

 Studio Scienza della Comunicazione a Macerata, bisogna pensare anche al futuro lavorativo.

 

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