27/11/2004 Lega Volley Femminile

La centrale Doriana Frontini analizza il momento della DIMEGLIO – L'avevano definita una scelta azzardata, ma a conti fatti si è rivelata una vera e propria scommessa vincente. Avrebbe dovuto giocare col contagocce a causa del suo ginocchio malandrino, ed invece ogni domenica è regolarmente al suo posto. Non ha i gradi di capitano, ma in campo è come se lo fosse. All'anagrafe ha passato le 32 primavere, ma quando c'è da sudare e faticare in palestra non si tira mai indietro. Ha un carattere tutto suo, che piace e non, ma di una cosa si può star certi: non molla mai. Doriana Frontini, la centrale bustocca della Dimeglio, è insomma l'emblema per antonomasia della giocatrice professionista, per mentalità, spirito e abnegazione. E le sue indomite qualità si sono riviste domenica nella prestazione di Busto che, sotto di due set con Aragona e ad un passo dal crollo, ha saputo reagire con carattere e volontà, ribaltando l'inerzia del match e conquistando così una vittoria quasi insperata: <Fino all'ultima palla – interviene Doriana – c'è sempre speranza. Così è accaduto domenica: nonostante una gara messasi subito in salita – osserva – non abbiamo mollato. Abbiamo affrontato e superato le difficoltà, trovando addirittura la forza per capovolgere il risultato>. Un successo che è equivalso ad una vera e propria boccata d'ossigeno per l'ambiente biancorosso: ne conviene? <E' inutile negare l'evidenza dei fatti. Per colpa nostra ci siamo ritrovate in questa situazione difficile, ma con le nostre forze sapremo uscirne al
più presto>. La fiducia insomma non manca… <Mai. Altrimenti me ne starei a casa. La squadra ha sicuramente mantenuto un rendimento al di sotto delle attese, ma le potenzialità, seppur ancora inespresse, ci sono eccome. Dobbiamo – sottolinea – crescere a tutti i livelli>. Intende anche da un punto di vista tecnico, se è vero che l'allenatore Parisi ha sottoposto la squadra ad allenamenti extra sui fondamentali… <Vista la mia età – ammette simpaticamente Frontini – preferirei la qualità alla quantità. Ma in questo momento c'è ben poco da tirare il fiato. Bisogna lavorare sodo per correggere i nostri difetti e per migliorarci>. Come si spiega però questa discontinuità di risultati? <Francamente credo – precisa la centrale biancorossa – che questo torneo sia molto più livellato ed equilibrato di quanto si possa pensare. A Padova abbiamo perso malamente, non lo nego, ma sarei pronta a scommettere sul piazzamento finale della Megius. Fatta questa premessa – prosegue Frontini – mi sento di dire che la pallavolo è uno sport di squadra, e come tale, necessita del contributo di tutti. A passare in rassegna i nomi dell'organico di Aragona – puntualizza – la formazione siciliana dovrebbe probabilmente partecipare alla serie A1 ed invece si trova in a2 e fa addirittura fatica. Ciò significa che questo sport è fatto di tante componenti importanti, non solo di nomi. La Dimeglio, per esempio, sulla carta è una squadra esperta, ma finora, a mio avviso, ha peccato proprio d'inesperienza>. Analisi lucida e senza remore: ma allora è d'accordo col presidente Forte che in settimana aveva puntato il dito sulle giocatrici, difendendo a spada tratta l'allenatore? <E' giusto che sia così. La società ci dà tanto: rispetta le scadenze, non ci fa mancare nulla, non ci fa avvertire alcun tipo di pressione e ci garantisce la piena assistenza medica. E che dire del coach: in questo periodo vive per noi, mettendosi addirittura in discussione. La verità è una sola – sentenzia – in campo ci andiamo noi. Non ci sono scuse>. Si è parlato di blocco mentale: adesso vi sentite “sbloccate”? <Anch'io sono convinta che, alla base dei nostri risultati altalenanti, ci sia una buona dose di “testa”, ma bisogna comunque reagire. Domenica, vincendo, ci siamo tolte un bel peso, ma se qualcuno pensa di aver risolto i problemi, si sbaglia di grosso. Domenica, vincendo, abbiamo fatto solo il nostro dovere. Siamo soltanto all'inizio di un cammino ancora lungo, con tante prove difficili da superare. Chi si sente appagata o chi pensa di non
dover più crescere – osserva – è meglio che stia a casa. A 32 anni – conclude – non mi sento assolutamente arrivata: ho ancora una voglia matta di vincere>.

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