15/09/2016 Lega Volley Femminile

Il dibattito è più vivo che mai: la Nazionale di volley femminile è da rifondare? Come può un movimento così numeroso e di alta qualità – come dimostrano i risultati a livello di Club – esprimere una squadra che alle recenti Olimpiadi di Rio ha racimolato una sola vittoria su cinque incontri? Il Club Italia è un progetto vincente e ha senso continuare nella stessa direzione? A questi interrogativi ha tentato di rispondere la Gazzetta dello Sport, che prendendo spunto dalla lettera che il presidente federale Carlo Magri ha inviato a tutti i Club e in cui ha minimizzato il fallimento delle azzurre di Bonitta, ha raccolto alcuni pareri autorevoli sul tema.

Dopo le dichiarazioni del presidente di Lega Mauro Fabris e del tecnico della nazionale olandese Giovanni Guidetti, i quali hanno messo in discussione le scelte fatte prima e durante olimpiadi brasiliane, ecco quelle di Angiolino Frigoni, ex allenatore della nazionale italiana e, insieme a Julio Velasco, tra i primi promotori del progetto Club Italia: “Secondo me il Club Italia non va fatto con ragazze troppo giovani, perché quando sono troppo giovani non si sa che futuro potrebbero avere. E soprattutto bisogna vedere se sono all’altezza della competizione di A1”.

“Io non sono d’accordo con la diminuzione delle straniere – continua Frigoni – perché secondo me i migliori risultati che hanno ottenuto sia la Nazionale maschile che la Nazionale femminile sono arrivati proprio quando c’erano gli stranieri, che aumentano il livello del Campionato e creano competitività. Non è che si possa garantire il posto a dei giovani solo perché sono italiani. Devono essere italiani e buoni, non solo italiani. I migliori risultati – ribadisce l’ex ct – della Nazionale femminile ci sono stati quando nel Campionato Italiano c’erano molte, o le migliori, straniere”.

 

 

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